C’è un secondo posto che pesa come una promessa mantenuta. C’è una finale persa di soli due punti contro una corazzata costruita con fisicità, talento e profondità fuori categoria. E c’è soprattutto un gruppo che, dopo un anno di lavoro, sacrifici, paure affrontate e palloni condivisi, ha dimostrato di essere davvero arrivato dove voleva: tra le migliori squadre del Piemonte.
Per questo il titolo di vicecampioni regionali U14 Gold vale moltissimo per il Collegno Basket. Vale per il percorso, vale per il livello espresso, vale per il modo in cui è maturato. Ma vale ancora di più per un dettaglio che dettaglio non è: dopo aver eliminato Grugliasco e Acaja, sugli spalti della finale c’erano anche loro, le squadre battute, a tifare Collegno. Quando escludi qualcuno dalle finali regionali e quel qualcuno riconosce il tuo valore al punto da sostenerti, allora hai già ottenuto qualcosa che va oltre il risultato. Questa, forse, è la nostra vera vittoria.
ontro San Mauro c’era anche un conto in sospeso con il recente passato. Già un anno fa il destino aveva lasciato l’amaro in bocca: nello spareggio contro Casale per accedere alle Final Four 2024/25, i Leoni avevano costruito un prezioso +21 in casa, salvo poi perdere di 22 nella gara di ritorno. Un ribaltamento durissimo da accettare, che aveva spalancato a Casale la strada verso le Final Four e lasciato Collegno comunque tra le migliori otto squadre del Piemonte. Da lì, però, è nato qualcosa: la consapevolezza di essere vicini a quel livello e la voglia di lavorare un anno intero per tornarci davvero. Per riuscirci, questo gruppo ha messo insieme qualcosa come 430-450 ore condivise tra allenamenti, partite e tornei: un’enormità, soprattutto a 14 anni. E forse è proprio qui che si misura il valore di questa stagione.
È passato un anno. Un anno per capire che insieme si è più forti, che la palla deve muoversi, che quando il gioco gira davvero nessuno, a questa età, sa stare in campo come questo Collegno. Un anno in cui si affrontano le stesse paure di sempre: le palestre piccole, i ritmi spezzati, l’idea di poter risolvere da soli, le difese schierate dentro lo smile, gli avversari che ruotano in sette, chili e centimetri. Eppure anche dentro questo scenario il Collegno ha costruito la sua forza, con la convinzione che ogni ragazzo possa andare a referto e che ogni possesso abbia senso solo se condiviso.
La semifinale del sabato, contro gli amici-rivali di Acaja Basketball School, è stata il manifesto perfetto di questa crescita. Una partita al cardiopalma, vissuta punto a punto sin dall’inizio. Il primo quarto si è chiuso sul 21-21, con le due squadre a rispondersi colpo su colpo, senza che nessuna riuscisse a scappare davvero. All’intervallo lungo Collegno era riuscita a mettere il naso avanti sul 33-32, dentro una partita nervosa, intensa, piena di cambi di inerzia. La vera spallata è arrivata nel terzo periodo. Dal 45-55 con cui i Leoni hanno chiuso la terza frazione si è capito che il gruppo aveva qualcosa in più in termini di lucidità, ritmo e fiducia reciproca. Ma Acaja, squadra già affrontata due volte nella seconda fase e quindi conosciuta alla perfezione, non ha mai smesso di crederci. Il finale è stato da batticuore puro, fino al 68-67 conclusivo che ha spalancato a Collegno le porte della finalissima.
E poi è arrivata la domenica. Sempre a San Mauro, in casa loro, nel palcoscenico organizzato dalla squadra favorita. Contro una corrazzata che in due anni aveva conosciuto una sola sconfitta. Eppure l’inizio del Collegno è stato da squadra che non ha paura di niente: 19-10 nei primi minuti, un avvio shock che ha fatto capire immediatamente come i Leoni fossero arrivati per giocarsela davvero, non per fare presenza.
Poi è entrata in scena anche la tensione. Forse un po’ di paura, forse il peso della partita, forse la consapevolezza di essere davvero a un passo da qualcosa di enorme. Fatto sta che San Mauro ha ricucito subito, chiudendo il primo quarto sul 20-20. Ma il punto non era tanto il pareggio quanto la sensazione che si respirava in campo: Collegno c’era, eccome se c’era. E si vedeva anche negli occhi degli avversari, che i Leoni li temevano.
La partita si è sviluppata su un piano tecnico molto interessante. Tanti lunghi in campo, tanta presenza vicino a canestro, ma anche una scelta difensiva di San Mauro che a tratti ha mostrato il suo lato ambiguo: chiudere l’area può essere una forza, ma contro una squadra che sa condividere il pallone può diventare un’arma a doppio taglio. E infatti Collegno ha colpito con diverse soluzioni pesanti dall’arco, rimanendo sempre pienamente dentro la partita. All’intervallo il tabellone diceva 44-40 per San Mauro, poi 57-53 alla fine del terzo quarto. Sempre lì. Sempre a contatto. Sempre con la sensazione che potesse succedere davvero.
L’ultimo quarto è stato il riassunto di un’intera stagione. Fatica, talento, coraggio, letture, errori, personalità. Collegno non ha mai smesso di crederci, continuando a costruire possessi, a difendere, a muovere la palla, a cercare la soluzione giusta contro una squadra di altissimo livello fisico e tecnico. Fino agli ultimi secondi, quelli che separano una coppa alzata da un pallone che resta sul ferro.
Sul 71-70 per San Mauro, a 23 secondi dalla fine, l’episodio che resta negli occhi è lo sfondamento subito da Collegno. Un fischio pesantissimo, perché in quel momento i Leoni potevano amministrare il cronometro e andare a caccia della miglior soluzione possibile. Invece la partita è scivolata via su un altro binario, lasciando comunque a Collegno l’ultimo, coraggiosissimo tentativo. Il tiro da tre è partito, ha toccato il ferro, è entrato e uscito. Millimetri. Solo millimetri. E dentro quei millimetri c’è tutta la distanza tra il primo e il secondo posto.
Ma c’è anche, paradossalmente, la misura esatta del cammino compiuto. Perché oggi il Collegno non sorride per consolazione. Sorride con orgoglio. Sorride da vicecampione del Piemonte, a due soli punti da una squadra fortissima. Sorride perché sa di essere arrivato lì attraverso vittorie costruite sul campo, una dopo l’altra. Sorride perché ha imparato che il basket, a questa età, non lo vince chi prova a salvarsi da solo ma chi sceglie di fidarsi del compagno, anche del più piccolo della squadra, anche di quello che magari per due giorni alle Final Four fa zero, ma resta comunque il giocatore giusto a cui scaricare il pallone. Perché quel tiro, il suo tiro dall’angolo, deve poterselo prendere sempre.
E allora sì, oggi è andata così. Il titolo regionale non è arrivato, ma il Collegno Basket ha chiuso la stagione da vicecampione del Piemonte U14 Gold, e lo ha fatto nel modo più bello possibile: giocando da squadra vera, facendo paura ai più forti, guadagnandosi il rispetto di tutti. A volte non basta per vincere. Ma basta eccome per capire chi sei diventato.
Semifinale
Acaja Basketball School – Collegno Basket 67-68
Parziali: 21-21, 32-33, 45-55, 67-68
Finale 1°/2° posto
San Mauro – Collegno Basket 72-70
Parziali: 20-20, 44-40, 57-53, 72-70